L’insostenibile leggerezza del “tutto-sommato”

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan hanno nominato ieri i vertici di alcune importanti aziende pubbliche. I giornali hanno urlato alla “rivoluzione” o ancora alla “rivincita delle donne“, tutto questo perché Emma Marcegaglia, Luisa Todini e Patrizia Grieco saranno presidenti, rispettivamente, di Eni, Poste ed Enel.

Da ieri sera è un continuo twittare, scrivere, intervistare su questi alieni “nei posti di comando”. Il fatto, però – come hanno notato in tanti – è che le donne sì, sono state messe nel posto più alto, ma al timone ci sono gli uomini. Così le dichiarazioni rilasciate – se ci fate caso – sono impastati di “tutto-sommato”:

tutto-sommato è stato fatto una passo avanti

tutto-sommato meglio di non avere nessuna donna nei consigli di amministrazione

tutto-sommato le donne sono una risorsa

Tutto sommato di qua e di la, insomma. Ma se invece di sommare, si provasse a pesare, al netto delle considerazioni, la posizione data a queste donne nelle aziende pubbliche? E se, sempre senza sommare, si provasse invece a far qualcosa per evitare che passino 70 anni prima di avere stipendi uguali tra uomini e donne? E se sotto la casella “Amministratore delegato” non ci fossero i soliti noti, ma una donna bella e brava senza correre il rischio di pensare “chissà con chi è stata” per arrivare a quel posto ?

Certo immaginare che al tavolo con il ministro dell’Economia di turno, alla prossima tornata di nomine ci fosse una donzella, sarebbe troppo..

 

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Dov’è finita la rottamazione?

Quanto sarebbe stato bello se tra i 35 sottosegretari e 9 viceministri ci fosse stato qualche giovane ricercatore, qualcuno di quei cervelli in fuga dall’Italia valorizzati all’estero.

E invece no. Con la squadra di governo al completo il numero delle donne diminuisce, l’età media si alza e il verso sembra non cambiare.

Tra i prescelti ci sono indagati per abuso d’ufficio, per peculato e su qualcuno pende anche l’accusa di censura. “Siamo alle solite”, si sente borbottare in rete da alcuni. “Messa in atto la macchina del fango” dicono altri. 

Nel frattempo il professore Roberto D’Alimonte – colui che ha scritto la riforma della legge elettorale a quattro mani con Renzi – si è accorto che qualcosa nell’impianto dell’Italicum non va bene e che il rischio incostituzionalità è proprio dietro l’angolo.

Come entrée non c’è male.
Citazione

Non solo legge elettorale

Buongiorno, per colazione le parole di Michele Ainis sul Corriere della sera di oggi.

“..non c’è solo da sveltire l’iter legis; c’è altresì da riannodare il filo spezzato fra noi e loro, fra popolo votante e popolo votato. In vista di quest’obiettivo, correggere i regolamenti non è meno importante che correggere la Costituzione o la legge elettorale”.